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La storia ci insegna che un intonaco per durare a lungo, dovrebbe essere applicato in diversi e piccoli strati, e non in un solo ed unico.
Un buon intonaco deve essere realizzato in almeno tre strati in questo modo:
Rinzaffo
Strato di aggrappo/livellamento/ regolatore di assorbenza |
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Arriccio
Strato di malta grezza costituente il corpo vero e proprio dell’intonaco
dallo spessore di 1 – 2 cm. |
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Stabilitura
Strato di Malta fine sottile 2-3 mm che servirà a compattare le superfici e renderle “pronte” per ricevere le finiture colorate. |
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Oggi, purtroppo, un applicatore tipico pensa: un buon intonaco deve essere forte e duro per resistere, e quindi esagera col cemento. Niente di più sbagliato.
Il cemento crea una massa troppo pesante e non fa respirare il muro, ma soprattutto il cemento è RIGIDO. Niente di più sbagliato applicare un intonaco cementizio molto rigido all’esterno, dove le sollecitazioni dovute alle escursioni termiche, provocano dilatazioni e movimenti. Ancor più evidente è il problema se applichiamo tali intonaci su murature antiche, le quali, sono per natura “morbide ed elastiche”. Soprattutto in questi casi potranno verificarsi patologie che porteranno ad un veloce degrado dell’intonaco; questo infatti, dopo la stagionatura tende a ritirarsi creando cavillature, chiamate in gergo ragnatela o carta geografica.
L'impiego di intonaci a base di cemento è inoltre il principale responsabile del fenomeno sopracitato e di altre patologie delle facciate dei nostri edifici infatti, a causa delle cavillature descritte, nel caso di piogge battenti, l'acqua si insinua nella sottostante muratura, restando all'interno di essa a causa della antitraspirabilità e impermeabilità dell'intonaco.
Il ciclico abbassamento di temperatura determina il gelo dell'acqua rimasta sotto la superficie che, gonfiandosi, provoca il distacco di estese parti di intonaco.
E’ importante capire quindi che quando si risarcisce e si protegge un muro antico o si provvede al restauro di un manufatto storico, bisogna intervenire con malte che abbiano composizione uguale o quantomeno simile per caratteristiche chimico fisiche a quelle originali.
| APPLICAZIONE DEGLI INTONACI A CALCE |
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PREPARAZIONE DEL SUPPORTO
La corretta preparazione del supporto è una premessa indispensabile, perché il comportamento dell'intonaco è collegato alla qualità della parete sulla quale viene applicato. Un difetto di preparazione di questa può portare ad una perdita di aderenza e nei casi più gravi al distacco di intere superfici:
- È il caso del supporto non bagnato preliminarmente (soprattutto in condizioni di tempo caldo e secco) che assorbe brutalmente l'acqua di impasto dell'intonaco e provoca l’essiccamento di quest’ultimo sulla parte a contatto. In alcuni casi l'essiccamento avviene in tutto lo spessore rendendo l'intonaco friabile ed inconsistente (si parla in questo caso di "bruciamento" o di "arrostimento" dell'intonaco);
- È anche il caso delle pareti in calcestruzzo troppo lisce sulle quali l'aggancio meccanico dell'intonaco è difficile da ottenere senza l'applicazione di un primer adeguato;
- Può infine esserci il caso di murature vecchie nelle quali rimangono tracce di gesso, pittura, polvere.
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NUOVI
Su di un supporto di nuova costruzione cureremo la pulizia delle superfici con una veloce passata di spazzola, soprattutto per eliminare eventuali efflorescenze saline. Ricordarsi di bagnare il supporto, (abbondando soprattutto nella stagione calda e comunque in funzione del grado di assorbimento dello stesso). |
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VECCHI
La preparazione di una vecchia muratura prevede che la parete sia esente da umidità di risalita e da sali; eventuali parti di gesso (non compatibile con la calce) vanno eliminate completamente. Rimuovere il vecchio intonaco ammalorato e procedere con l’idrolavaggio a bassa pressione per eliminare le parti friabili e le salinità residue. Bagnare la superficie a rifiuto ed intervenire quando l’acqua è stata completamente assorbita. Le parti di muro che devono essere risarcite, saranno ricostruite con la stessa malta di calce utilizzata per gli intonaci, che ha caratteristiche chimico-fisiche molto simili o uguali a quella originale impiegata per costruire il muro. In questa maniera eviteremo di procurare danni ed innescare future patologie, come ad esempio lo sviluppo di sali, cosa che avviene abbastanza facilmente quando utilizziamo malte cementizie a causa delle impurità delle materie prime impiegate per la produzione.
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| PREPARAZIONE MATERIALI |
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Passiamo ora alla preparazione dei materiali che costituiranno il nostro intonaco, alla loro miscelazione e successivamente alla loro messa in opera. Secondo il tipo di malta che vogliamo ottenere(vedi tabella A e B)
misceleremo i materiali in betoniera, (eviteremo l’uso della molazza, in quanto la macinazione degli inerti ne rompe la curva granulometrica modificando le caratteristiche della malta) sino ad ottenere un impasto dalla consistenza plastica, che ricordiamo solo l’utilizzo di un Grassello di calce di qualità rende possibile ( quando il materiale è pronto rimane attaccato alla cazzuola rovesciata). La giusta quantità di grassello nell'impasto consente di limitare il fenomeno delle "ragnatele", cioè delle piccole fessure nell'intonaco dovute al fenomeno del ritiro in una malta troppo grassa, mentre la sabbia ha la funzione anzitutto di attenuare il ritiro della malta indurita provocato dall'evaporazione dell'acqua e dalla contrazione di volume che si verifica per il processo di carbonatazione.
Quando non si utilizzano grandi quantitativi di malta di calce, è preferibile versare anzitutto la calce in un secchiello da edilizia o in una carriola, aggiungere gli aggregati , mescolare con molta cura utilizzando una cazzuola e infine aggiungere l'acqua a piccole dosi, mescolando a dovere, così da poter ottenere una morbida pastosità.
L’aggiunta di aggregati pozzolanici ( Coccio pesto, pozzolane, zeoliti etc.) rende idrauliche le malte di grassello e permette di ottenere resistenze meccaniche superiori senza rinunciare alla traspirabilità. Se vogliamo ulteriormente diminuire i tempi di presa e migliorare ulteriormente le resistenze meccaniche possiamo aggiungere della calce idraulica naturale, cercando di rispettare comunque i dosaggi indicati nella tabella A.
Tali additivazioni si rendono necessarie nei seguenti casi:
- Presenza di superfici poco consistenti, come nel caso di restauri di muri antichi.
- Superfici in cemento armato.
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Quando lavoriamo in condizioni di freddo e umido, situazioni cioè che inibiscono la presa e l’indurimento delle malte di Grassello.
- All’esterno
- Velocizzare i tempi in cantiere senza pregiudicare le caratteristiche dell'intonaco
Particolare cura inoltre, dovrà essere posta nell’aggiunta di acqua nell’impasto, la regola d’arte vuole che nelle stagioni calde sia più abbondante, viceversa nelle stagioni fredde.Generalmente, leganti e aggregati devono essere preventivamente mescolati a secco e successivamente si aggiunge gradualmente l’acqua all’impasto in quantità strettamente necessaria fino al raggiungimento della consistenza desiderata: Fluida per il rinzaffo, plastica per gli altri strati.
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| ESECUZIONE STRATI DI INTONACO |
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Rinzaffo
Il rinzaffo serve come mano d’aggancio sul supporto da intonacare e se lasciato adeguatamente asciugare, funge da regolatore di assorbimento quando questo è eterogeneo.
Prima di cominciare il lavoro, bagnare adeguatamente il supporto e procedere all’applicazione della prima mano di malta con la cazzuola come un normale intonaco, effettuando perciò un primo rinzaffo, totalmente coprente, di spessore di circa 5 mm, semplicemente schizzato, e non lisciato. Secondo le proprie abitudini,la malta può essere resa più liquida (con aggiunta di acqua), ricordandosi che questa prassi è valida solo per questa prima fase della lavorazione. Ricordiamo che la malta di calce, a differenza di quella cementizia, necessita della perfetta essiccazione prima di procedere alle mani successive.
I tempi di maturazione variano secondo l’assorbimento del supporto e le condizioni atmosferiche; diciamo che possono variare tra le poche ore in piena estate, ad 1-2 giorni nella stagione fredda e umida. |
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Arriccio
Ad avvenuta maturazione del rinzaffo, passiamo all’esecuzione del “corpo” dell’intonaco, ricordandoci, soprattutto in giornate calde e ventilate di BAGNARE adeguatamente fino a rifiuto lo strato sottostante.
L’arriccio viene eseguito per uno spessore massimo di 1-2 cm a due passate successive. E’ possibile realizzare spessori superiori, anche 8-10 cm, lavorando per mani successive da 1-2 cm di spessore per volta, lasciando maturare perfettamente lo strato sottostante.
Si consiglia inoltre di utilizzare una rete in fibra di vetro* alcali-resistente (questa non va applicata direttamente sul muro, ma annegata nella parte superficiale dell’intonaco) nelle zone costituite da materiali differenti o dove siano prevedibili assestamenti sia statici che dinamici.
Irruvidire con fratazzo di legno la seconda passata di ogni strato in modo da realizzare il giusto “aggrappo”per l’eventuale strato successivo o, comunque, per l’intonaco di stabilitura (II mano).
Terminato l’arriccio, dovremo attendere alcuni giorni prima di applicare la mano di stabilitura. Questo intervallo, infatti, è indispensabile per permettere all’intonaco la prima maturazione. Durante questo periodo si verificherà un calo di volume fisiologico dell’intonaco grezzo dovuto all’evaporazione dell’acqua contenuta nella malta. Onde evitare una repentina evaporazione, soprattutto durante le stagioni calde, sarebbe opportuno bagnare una volta al giorno, per almeno 2-3 giorni, la superficie, evitando in questo modo che l’intonaco si polverizzi (“si bruci”) e perda consistenza, garantendo così una maturazione ottimale , garanzia di un intonaco destinato a durare negli anni.
Durante questa fase, la superficie dell’intonaco grezzo, potrebbe presentare delle cavillature, fenomeno questo del tutto naturale, e quindi non c’è da spaventarsi, scompariranno tutte dalla mano di Stabilitura che andremo ad applicare. |
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Stabilitura
Lo strato di stabilitura come già detto, serve a compattare le superfici e renderle pronte per eventuali finiture.
Bagnare correttamente la superficie dell’ arriccio , soprattutto nelle stagioni calde e ventilate.
Omogeneizzata velocemente in betoniera o in contenitori con l’utilizzo di trapano a frusta ,viene realizzata in spessore di 2-3 mm, ottenuti con due passate successive di malta (per le varie composizioni vedere le apposite tabelle) applicate con fratazzo metallico e rifinito a fresco con fratazzo di spugna, legno o metallico a seconda se si vuole ottenere una superficie rispettivamente bucciata, striata o liscia. Può essere lasciata a vista oppure costituisce la base ideale per successive finiture CALCEVIVA® a base grassello, quali Pitture,Velature, Tonachini, Stucchi etc. In particolare se volgiamo applicare un Tonachino fine o uno Stucco bianco o colorato naturale sarà importante lasciare la superficie della stabilitura rustica ma regolare, ripassandola con fratazzo di legno, onde migliorarne l’aggrappo. Questo tipo di finiture a sottilissimi spessori (1mm ca.) prevedono tra l’altro che l’intonaco sia realizzato a perfetta piombatura,onde evitare in fase di applicazione eccessivi spessori e/o concentrazioni di materiale che potrebbero provocare micro fessurazioni più o meno accentuate,dovute al naturale ritiro.
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E’ importante dal punto di vista estetico, che l’applicazione della mano a finire sia realizzata senza interruzioni durante la lavorazione. Nel caso di grandi superfici su facciate esterne è consigliabile, nel caso si debba interrompere la lavorazione, fermarsi in corrispondenza dei pluviali o di altri particolari architettonici quali marcapiani, lesene etc.
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